Lino Lacedelli: Oltre il K2, un'Eredità Alpinistica tra Cime Dolomitiche e Controversie

Lino Lacedelli, la cui esistenza è intrinsecamente legata all'imponente K2, la seconda vetta più alta del mondo, rappresenta una figura cardine nella storia dell'alpinismo italiano. Nonostante la sua fama sia prevalentemente associata alla storica ascesa del 1954, compiuta insieme ad Achille Compagnoni, la sua carriera alpinistica abbraccia un ventaglio ben più ampio di imprese. Lacedelli ha lasciato un segno indelebile anche sulle ripide pareti delle Dolomiti, affrontando sfide di straordinaria difficoltà tecnica che hanno ridefinito i limiti dell'arrampicata. La sua figura è tuttavia offuscata dalle lunghe controversie sorte dopo la conquista del K2, controversie che hanno messo in discussione la narrazione ufficiale dell'evento e che hanno richiesto decenni per essere parzialmente chiarite. Questo approfondimento mira a esplorare la totalità della sua vita alpinistica, dal precoce avvicinamento alle rocce dolomitiche, passando per le sue imprese più significative, fino alla complessa eredità lasciata dalla spedizione del K2, cercando di delineare un ritratto completo di un uomo che ha dedicato la sua vita alla montagna, tra gloria, sacrifici e verità scomode.

Nato a Cortina d'Ampezzo il 4 dicembre 1925, Lino Lacedelli è cresciuto in un ambiente dove la montagna era una costante presenza, un richiamo irresistibile fin dalla giovane età. Il suo precoce debutto nel mondo dell'arrampicata, avvenuto quasi per gioco a soli 14 anni sulle pareti delle Cinque Torri, sebbene avventato e privo di tecnica, rivelò un talento innato e una passione inarrestabile. Questo episodio segnò l'inizio di un percorso che lo avrebbe condotto a diventare uno dei membri più illustri degli 'Scoloiattoli', l'elitario gruppo di rocciatori di Cortina, e a intraprendere la professione di guida alpina e maestro di sci.

La sua abilità si manifestò in una serie di ripetizioni e prime ascensioni che lo posizionarono rapidamente tra i giganti dell'alpinismo. Tra le imprese degne di nota, la ripetizione della 'Direttissima' alla parete Sud-Est del Col Rosà nel 1947, che gli valse l'ammissione agli Scoiattoli. Successivamente, nel 1948, con Luigi Ghedina e Bruno Menardi, affrontò e superò la parete Ovest del Castello delle Nevere. Il 1951 lo vide protagonista di un'altra impresa notevole, la seconda ripetizione della via Bonatti-Ghigo sul Grand Capucin, nel gruppo del Monte Bianco, dimostrando la sua versatilità e il suo calibro internazionale.

L'anno seguente, il 1952, Lacedelli, sempre con Ghedina e Guido Lorenzi, realizzò quello che è considerato il suo capolavoro dolomitico: la prima ascensione della temibile parete Sud-Ovest della Cima Scotoni. Questa via, caratterizzata da difficoltà estreme per l'epoca, divenne un punto di riferimento per l'arrampicata classica, celebre per la sua ricerca del "facile nel difficile", evitando l'uso massiccio di mezzi artificiali e privilegiando l'arrampicata libera su passaggi spesso esposti e senza protezioni adeguate. Tale impresa, che richiese tre giorni di scalata, ha dimostrato non solo le sue eccezionali capacità tecniche ma anche una profonda comprensione della montagna, segnando un'epoca nell'alpinismo delle Dolomiti.

Il 1954 fu l'anno che cambiò per sempre la vita di Lacedelli. Scelto da Ardito Desio per la spedizione italiana al K2, il 31 luglio, insieme ad Achille Compagnoni, divenne il primo uomo a calpestare la vetta della seconda montagna più alta del mondo. Quest'impresa gli procurò fama mondiale e una Medaglia d'Oro al Valore Civile, ma anche la perdita di un pollice a causa dei congelamenti, un duro prezzo per la gloria. La notorietà gli permise di avviare un'attività commerciale a Cortina, il negozio di articoli sportivi che porta ancora il suo nome. Nonostante le menomazioni, la sua carriera alpinistica continuò con nuove sfide e prime ascensioni, tra cui lo Spigolo degli Scoiattoli sulla Cima Ovest di Lavaredo nel 1959.

Cinquant'anni dopo l'epica salita, nel 2004, Lacedelli tornò ai piedi del K2 con una spedizione commemorativa. In quell'anno, ricevette l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica. Tuttavia, il 2004 segnò anche la risoluzione definitiva delle controverse vicende legate alla conquista del K2, che avevano tormentato la comunità alpinistica per oltre mezzo secolo. Un comitato di esperti, istituito dal Club Alpino Italiano (CAI), concluse che la versione ufficiale dell'evento, redatta da Ardito Desio e sostenuta da Compagnoni e Lacedelli, non corrispondeva interamente alla verità. Questa revisione confermò le affermazioni di Walter Bonatti, secondo cui Compagnoni e Lacedelli avevano deliberatamente modificato la posizione del campo base avanzato e omesso di rispondere alle sue chiamate, costringendolo a un bivacco di emergenza ad altissima quota senza ossigeno. Si stabilì inoltre che Compagnoni e Lacedelli avevano utilizzato l'ossigeno fino alla vetta, contrariamente a quanto inizialmente dichiarato.

Mentre Compagnoni mantenne la sua versione dei fatti, Lacedelli, con il suo libro 'K2, il prezzo della conquista', scritto con Giovanni Cenacchi, ammise le incongruenze e riconobbe il ruolo cruciale di Bonatti nelle fasi critiche dell'ascensione. Questa rivelazione contribuì a fare chiarezza su una delle pagine più controverse dell'alpinismo. Lino Lacedelli si spense a Cortina il 20 novembre 2009, all'età di 84 anni, lasciando un'eredità complessa ma innegabilmente significativa nel mondo dell'alpinismo.

Oltre il suo legame indissolubile con il K2, Lino Lacedelli è ricordato per il suo formidabile talento di rocciatore e le sue imprese dolomitiche, in particolare la 'Scotoni', un vero capolavoro dell'alpinismo classico. Questa via ha rappresentato il culmine di un'epoca, la celebrazione dell'arrampicata libera e la ricerca della linea naturale sulle pareti più complesse, influenzando generazioni di alpinisti e consolidando il suo posto tra le leggende della montagna.