Lo Stambecco Alpino: Da Simbolo di Conservazione a Specie Cacciabile, Un Dibattito Nazionale Acceso

Recentemente, il destino dello stambecco alpino, una specie iconica che ha sfiorato l'estinzione e si è ripresa grazie a sforzi di conservazione durati decenni, è nuovamente a rischio. Insieme al lupo, anch'esso un animale precedentemente protetto, lo stambecco potrebbe presto trovarsi nella lista delle specie cacciabili. Questa prospettiva ha innescato un'accesa discussione tra associazioni ambientaliste e legislatori, portando alla ribalta le preoccupazioni sulla tutela della fauna selvatica e sulla revisione delle normative esistenti.

Lo stambecco alpino, con la sua maestosa presenza nelle montagne italiane, è un simbolo di resilienza. A metà del XIX secolo, la caccia indiscriminata lo portò quasi all'estinzione. Tuttavia, grazie all'istituzione di riserve come quella dei Savoia nel 1856 e, successivamente, del Parco Nazionale del Gran Paradiso, la sua popolazione è riuscita a rifiorire. Il Parco del Gran Paradiso, in particolare, ha giocato un ruolo cruciale nella protezione scientifica della specie, rendendo lo stambecco il suo emblema.

Nel maggio 2026, però, il panorama della protezione ambientale in Italia sta subendo una significativa riorganizzazione. Una serie di emendamenti al DDL Malan 1552, approvati dalle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato, minaccia di compromettere lo status di protezione di queste specie. Sebbene l'iter legislativo sia ancora in corso, c'è la concreta possibilità che lo stambecco, l'oca selvatica e il piccione di città vengano inclusi tra le specie cacciabili. Inoltre, il lupo rischierebbe di essere declassato da specie "rigorosamente protetta" a "protetta", il che, pur non aprendo immediatamente alla caccia libera, consentirebbe alle Regioni di autorizzare piani di abbattimento selettivo.

Queste modifiche non si limitano solo a determinate specie. Il pacchetto di riforme propone anche l'espansione delle aree e dei metodi di caccia, includendo valichi montani, battute al cinghiale sulla neve, apertura di foreste demaniali e l'uso di visori notturni. Un emendamento particolarmente controverso mira a revocare il diritto dei proprietari terrieri di vietare la caccia sui propri fondi per motivi etici, neutralizzando di fatto una recente sentenza del TAR di Pescara che aveva riconosciuto tale diritto.

La Lega Abolizione Caccia (LAC) ha duramente criticato queste proposte, definendole una "riforma sparatutto" e un "sfacelo per la natura". L'associazione evidenzia come l'introduzione di sistemi di puntamento notturno, vietati dalla Convenzione di Berna, e l'ampliamento dei periodi e dei luoghi di caccia (anche da imbarcazioni o su terreni innevati) rappresentino una "deregulation totale". La LAC ha espresso la speranza che il testo non venga messo ai voti in Senato, sottolineando la necessità di non cedere a interessi egoistici a scapito della conservazione degli ecosistemi italiani. Anche l'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha manifestato la propria preoccupazione, ribadendo che l'uccisione di animali per divertimento non è accettabile e che la lobby dei cacciatori sta mettendo a rischio la biodiversità.

In un contesto di crescente tensione, il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha scelto un approccio diverso, portando la discussione sulla conservazione dello stambecco al Salone del Libro. Attraverso la presentazione di un volume dedicato alla sua storia e con la partecipazione di esperti, il Parco intende riaffermare l'importanza della protezione di questa specie. L'iniziativa mira a ricordare il lungo percorso di recupero dello stambecco, da animale sull'orlo dell'estinzione a emblema della conservazione della biodiversità alpina, e a sottolineare la minaccia che le attuali proposte legislative rappresentano per questo straordinario patrimonio naturale.