Un'audace ascensione sul Gran Sasso: La nuova via di Fay Manners e Marco Malcangi

Il 4 settembre, Fay Manners e Marco Malcangi si sono avventurati verso Prati di Tivo, un borgo montano in Abruzzo, nel cuore del massiccio del Gran Sasso. Questa catena montuosa, a breve distanza da Roma, offre un panorama alpino di rara bellezza e una varietà di terreni che spazia dalle placche calcaree alle creste selvagge, dai canali alpini alle vie ferrate storiche. Il Paretone, la parete Est della Vetta Orientale del Corno Grande, la cima più alta degli Appennini, ha catturato la loro attenzione, promettendo una sfida alpina paragonabile, in spirito, alle Dolomiti. Spinti dalla voglia di esplorare una regione fino ad allora solo sognata, e con Fay in fase di recupero da un infortunio alla caviglia, i due alpinisti erano pronti per una nuova avventura.

Giunti al Rifugio Carlo Franchetti, i due hanno trascorso il pomeriggio a studiare la montagna con il binocolo, individuando potenziali linee di salita. Sebbene il canalone Jannetta, un percorso che entrambi sognano di sciare in inverno, avesse un certo fascino, è stata la parete della Vetta Orientale del Corno Grande, in particolare gli speroni del Quarto Pilastro, a stimolare maggiormente la loro immaginazione. Hanno identificato quello che sembrava un diedro pulito e diretto, un sistema ancora inesplorato che si innalzava nella parte centrale dello sperone. Nonostante un accesso ripido e la presenza di rocce instabili, la linea era esteticamente evidente e, dopo aver consultato guide locali ed esperti, si è confermato che non era mai stata percorsa.

La mattina successiva, hanno lasciato il rifugio all'alba, selezionando con cura l'equipaggiamento, consapevoli dell'etica di chiodatura minima e dello stile alpino richiesto dal Gran Sasso. Prediligendo protezioni tradizionali come friend, dadi e cordini, hanno impiegato solo cinque spit lungo i 200 metri della via, posizionati strategicamente per garantire sicurezza in punti critici. I primi quattro tiri si sono rivelati di alta qualità, con fessure che offrivano buone possibilità di protezione, ma richiedevano movimenti tecnici e coraggiosi. Il quarto tiro, in particolare, è stato un culmine di bellezza e sfida, con una salita su un diedro sempre più ripido. Nonostante le avvertenze sulla roccia friabile nella parte alta della montagna, hanno perseverato, dando il nome alla via: \"Eppure Siamo Andati\". Sebbene l'intenzione iniziale fosse di proseguire fino alla cima con la nuova via, la precarietà della roccia li ha spinti a congiungersi con la storica via Mario-Caruso per raggiungere la vetta in sicurezza. Hanno raggiunto la cima sotto la luce della luna piena, esausti ma pienamente soddisfatti, rientrando al Rifugio Carlo Franchetti dopo mezzanotte, fieri di aver tracciato un'altra audace linea sul Corno Grande.

Questa impresa non è solo una dimostrazione di eccellente abilità alpinistica, ma anche un inno alla perseveranza e allo spirito di esplorazione. Di fronte alle difficoltà e alle incertezze, la determinazione di Manners e Malcangi ha prevalso, trasformando un sogno in una conquista tangibile. La loro storia ci ricorda l'importanza di seguire le proprie passioni, di superare gli ostacoli con coraggio e di lasciare un segno, non solo sulle vette più alte, ma anche nei nostri percorsi di vita, ispirando altri a guardare oltre l'orizzonte.