Divieto di Alpinismo nell'Alta Cordillera Bianca a Causa del Clima

Il cambiamento climatico ha imposto una drastica limitazione sulle attività alpinistiche nell'alta Cordillera Bianca in Perù. Il Parco Nazionale Huascarán, che custodisce le cime più imponenti e celebri della nazione andina, ha decretato lo stop all'alpinismo oltre i 5000 metri di altitudine fino alla fine di marzo. Questa misura preventiva è stata adottata per mitigare i pericoli derivanti da smottamenti, crolli di seracchi e valanghe, accentuati dalle intense precipitazioni e dal riscaldamento globale che sta accelerando il ritiro dei ghiacciai.

La catena montuosa della Cordillera Bianca, estendendosi per quasi 180 chilometri, ospita vette iconiche come l'Huascarán (6757 metri), l'Huandoy (6395 metri) e l'Alpamayo (5947 metri), quest'ultima riconosciuta per la sua straordinaria bellezza. L'area include 663 ghiacciai, 269 laghi, 41 fiumi e numerose cime che superano i 5000 e 6000 metri. La restrizione, come specificato da Angela Benavides su ExplorersWeb, si applica esclusivamente all'alpinismo d'alta quota, mentre sono ancora consentite le arrampicate su pareti a quote inferiori e i trekking più celebri, come quello della Quebrada de Santa Cruz.

La buona notizia per gli appassionati di montagna è che l'estate australe, che coincide con l'inverno nell'emisfero settentrionale, non è tradizionalmente la stagione di punta per l'alpinismo in Perù. Durante questo periodo, il clima è caratterizzato da temperature elevate e piogge frequenti. La finestra ideale per escursioni e scalate sulla Cordillera Bianca, sulla Cordillera de Huayhuash e altre formazioni montuose peruviane si estende da giugno a settembre, in concomitanza con l'estate europea. In questo lasso di tempo, i rifugi gestiti dall'Operazione Mato Grosso e le strutture ricettive associate sono pienamente operativi, supportati da guide alpine peruviane, molte delle quali certificate UIAGM, e accompagnatori di mountain bike e trekking, formatisi con la collaborazione di esperti italiani.

Negli anni recenti, sono emersi segnali preoccupanti che hanno evidenziato la crescente instabilità delle Ande. Già nel 2022, l'alpinista Fotis Theorachis documentò formazioni di ghiaccio pericolose sulla cresta dell'Alpamayo. All'inizio del 2025, un tragico incidente vide coinvolte due alpiniste giapponesi bloccate sulla vetta dell'Huascarán a causa di un eccessivo accumulo di neve, con una delle due che perse la vita. I fratelli baschi Iker ed Eneko Pou, noti per le loro numerose nuove vie aperte in Perù, hanno raccontato a ExplorersWeb di aver rinunciato a tentare una vetta di seimila metri nel maggio 2025 a causa dell'elevato rischio di valanghe, nonostante le condizioni fossero opposte a quote più basse. Eneko Pou ha descritto come il Nevado Churup, un tempo un'ascensione classica su neve e ghiaccio, presenti ora roccia friabile, rendendo la salita complessa e le discese in doppia pericolose. Queste situazioni, sempre più simili a quelle delle Alpi, evidenziano la rapida evoluzione del paesaggio montano peruviano a causa dei cambiamenti climatici.

Le misure attuali di protezione e i divieti imposti riflettono la crescente consapevolezza dei rischi ambientali e la necessità di adattarsi a nuove realtà climatiche nelle regioni montane. L'attenzione alla sicurezza degli scalatori e alla conservazione di questi ecosistemi unici rimane prioritaria di fronte alle sfide poste dal surriscaldamento globale.