Caterina Tamussin si congeda dal Rifugio Marinelli dopo cinquant'anni di dedizione
Con grande commozione, la famiglia Tamussin ha recentemente concluso la sua storica gestione ultra cinquantennale del Rifugio Marinelli. L'annuncio, diffuso sui social il 22 dicembre, ha generato un'ondata di gratitudine e affetto, con centinaia di condivisioni e commenti che testimoniano il profondo legame della comunità con questo luogo e con Caterina Tamussin, la sua ultima custode.
Caterina, che ha personalmente guidato il rifugio per un quarto di secolo, ma la cui presenza si estende a cinquant'anni di vita trascorsi tra quelle mura, ha espresso il suo addio con parole toccanti. Ha descritto le sue estati in rifugio come brevi e lunghe al contempo, gioie e fatiche, sotto il sole, la pioggia e la neve, imparando a fare della resilienza la sua filosofia di vita, diventando un tutt'uno con la struttura, incisa come la roccia nel cuore del Cogliàns. Il Rifugio Marinelli, fondato nel 1901 dalla Società Alpina Friulana e intitolato a Giovanni Marinelli, è il più antico della Carnia e rappresenta un punto di riferimento fondamentale per coloro che desiderano raggiungere la vetta del Friuli. La tradizione di famiglia era iniziata nel giugno del 1975 con i suoi genitori, Giorgio e Maria Rosa, e Caterina ha ereditato non solo un mestiere, ma anche una forte identità legata a Collina, il paese più elevato della Val di Gorto, luogo di tenacia e profondo radicamento alle tradizioni alpine. Per questo forte legame, il rifugio, a 2122 metri di altitudine, è diventato un vero e proprio epicentro per alpinisti, escursionisti e amanti della buona cucina locale.
La decisione di Caterina di lasciare è scaturita da un senso di stanchezza, aggravato dalle crescenti spese di gestione e dalla necessità di adeguare il rifugio alle normative antincendio. Questi interventi, pur essenziali per la sicurezza, comporteranno una drastica riduzione dei posti letto, passando da cinquanta a venticinque, con un conseguente impatto economico significativo. Caterina ha sottolineato la disparità delle normative, affermando che non si possono applicare in montagna le stesse regole valide per un'attività commerciale in pianura, suggerendo la necessità di una legislazione specifica per i rifugi alpini. Nonostante la sofferenza per l'abbandono di quello che è sempre stato considerato un focolare domestico e un investimento di vita, Caterina guarda ora a un nuovo inizio. Umberto Sello, presidente della Società Alpina Friulana, ha espresso comprensione per la situazione, ma ha anche evidenziato che la riduzione dei posti letto è temporanea. La Società sta attivamente cercando fondi per i costosi adeguamenti necessari a ripristinare la capienza originaria del rifugio. Nel frattempo, sono stati già investiti 85.000 euro nel 2025 per l'installazione di un nuovo impianto fotovoltaico e il rifacimento dell'impianto elettrico. Un bando per la ricerca di un nuovo gestore verrà pubblicato a gennaio, e Sello ha dichiarato che accoglierebbero con gioia un eventuale ripensamento di Caterina, ritenendo che la sua decisione sia dettata da un momento di grande stanchezza. Con la chiusura del Marinelli, salgono a quattro i rifugi tra le montagne Carniche e Giulie che attendono una nuova gestione, tra cui il Rifugio Corsi, il Rifugio Divisione Julia, il Rifugio Giaf e il Rifugio Fratelli De Gasperi, a testimonianza delle sfide che i custodi di questi baluardi alpini devono affrontare.
La storia di Caterina Tamussin e del Rifugio Marinelli ci ricorda la dedizione e il sacrificio di chi vive e lavora in montagna, custode di un patrimonio inestimabile. La sua esperienza evidenzia non solo la bellezza intrinseca della vita alpina, ma anche le difficoltà e le sfide quotidiane che accompagnano la gestione di queste strutture vitali per l'escursionismo e la cultura locale. È un monito a riflettere sull'importanza di sostenere e valorizzare queste realtà, affinché le montagne continuino ad essere luoghi di accoglienza, storia e tradizioni, accessibili a tutti e tramandati con cura alle generazioni future. La montagna ci insegna la resilienza, la forza d'animo e la bellezza del duro lavoro, valori che risuonano profondamente nella vicenda del Rifugio Marinelli e dei suoi custodi. È fondamentale che la società riconosca il valore unico di questi luoghi e di coloro che li animano, promuovendo politiche e supporti adeguati per preservarne l'esistenza e la funzione, garantendo che le nostre Alpi restino un simbolo di perseveranza e connessione autentica con la natura.
