Mary Varale: L'Alpinista Ribelle Che Sfidò il Conformismo Fascista

Questa narrazione si immerge nella straordinaria esistenza di Mary Varale, pioniera dell'alpinismo italiano, la cui vita fu un inno alla libertà e alla determinazione. La sua storia non è solo quella di una scalatrice eccezionale, ma anche quella di una donna che, con coraggio e integrità, osò sfidare le rigide convenzioni sociali e politiche del suo tempo. Attraverso le sue imprese sulle vette e le sue scelte di vita audaci, Mary Varale si affermò come un'icona di emancipazione, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'alpinismo e ispirando generazioni future. La sua ferma presa di posizione contro l'ipocrisia e il conformismo, culminata nelle sue memorabili dimissioni dal Club Alpino Italiano, la rende un simbolo di resistenza intellettuale e morale, la cui eredita continua a risplendere.

La straordinaria avventura di Mary Varale tra vette e spirito di ribellione

Maria Giovanna Gennaro, meglio conosciuta come Mary Varale, nacque a Marsiglia il 24 giugno 1895, da Pietro Gennaro e Olinta Pizzamiglio. La sua infanzia e giovinezza sono avvolte nel mistero, con poche informazioni disponibili se non una foto della sua Prima Comunione scattata in Francia. Poco dopo, la famiglia si trasferì a Milano, dove Mary visse una "prima vita" come una giovane donna alla moda, elegante e anticonformista, con smalto, rossetto e gonne audacemente corte. In questi anni, la montagna non faceva parte dei suoi interessi.

La svolta avvenne intorno al 1924, quando Mary, con sorprendente rapidità, si trasformò in un'alpinista di talento. Iniziò a conquistare vette impegnative, dal Monte Rosa all'Ortles, dimostrando una determinazione e una capacità fuori dal comune. La nipote, Maria Luisa Volpe, la descriveva come una donna che osava indossare i pantaloni in città, fumare in pubblico e richiamare il cane fischiando, un atteggiamento rivoluzionario per l'epoca. Il suo percorso alpinistico decollò con l'incontro con Vittorio Varale, giornalista sportivo e futuro marito, che lei introdusse al mondo dell'alpinismo. Insieme, divennero un binomio inscindibile, con Mary protagonista di ascensioni memorabili e Vittorio cronista delle loro imprese.

Il 1933 fu un anno cruciale: Mary, con Emilio Comici e Renato Zanutti, aprì la via dello Spigolo Giallo sulla Cima Piccola di Lavaredo, un'impresa che divenne una delle classiche più ambite delle Dolomiti. L'anno successivo, con Alvise Andrich e Fulvio Blanchet, aprì un nuovo itinerario di V e VI grado sulla parete Sudovest del Cimon della Pala. Fu proprio dopo quest'ultima impresa che emerse un conflitto insanabile con la dirigenza del Club Alpino Italiano. Mary, intransigente e onesta, non sopportava l'ipocrisia di chi negava la medaglia al valore atletico ad Andrich e Blanchet, probabilmente perché avevano compiuto l'ascensione con lei, una donna che rifiutava il ruolo tradizionale di moglie e madre per dedicarsi all'alpinismo. Nel 1935, con una lettera incendiaria indirizzata a Francesco Terribile, presidente della sezione di Belluno del CAI, Mary rassegnò le sue dimissioni, segnando la fine della sua carriera alpinistica. Questo gesto coraggioso, compiuto in pieno regime fascista, la isolò dal mondo che amava, ma che l'aveva delusa.

Nonostante la fine prematura della sua carriera sulle vette, Mary Varale ha lasciato un'eredità duratura. Fu una "talent scout" per giovani alpinisti emergenti, come Riccardo Cassin, Mario Dell'Oro e Vittorio Ratti, ai quali trasmise conoscenze e tecniche avanzate. Anche se vicina agli ideali fascisti, come dimostrato dall'erezione del fascio littorio sulla Torre Costanza, la sua individualità e il suo rifiuto del conformismo la posero in contrasto con le gerarchie del partito. Nel dopoguerra, Mary si reinventò come cuoca provetta e casalinga impeccabile. Negli anni '50, un ictus la costrinse su una sedia a rotelle e le tolse la parola per cinque lunghi anni. Morì il 9 dicembre 1963 a Bordighera, sulla Riviera ligure, lasciando il ricordo di una donna straordinaria che non si piegò mai alle convenzioni.

La vicenda di Mary Varale è un potente monito sull'importanza dell'autenticità e del coraggio personale di fronte alle pressioni sociali e politiche. La sua storia ci insegna che la vera grandezza non risiede solo nelle imprese eccezionali, ma anche nella capacità di rimanere fedeli a se stessi, anche quando ciò comporta sacrifici personali. La sua ribellione contro il maschilismo e l'ipocrisia del suo tempo la rende un modello atemporale di emancipazione femminile e di lotta per l'affermazione individuale. Attraverso la sua vita, Mary Varale ci invita a non tacere di fronte all'ingiustizia e a perseguire le nostre passioni con ardore, indipendentemente dagli ostacoli che potremmo incontrare.